DIALOGO TRA DUE NAVIGANTI DELLA RETE
di PAOLO G. GASPARINI
Il frutto dell’apostasia di massa da Cristo è lo stesso del relativismo morale, il negativo fotografico della Sindone; il positivo, l’altra verità proclamata, è la Risurrezione.

William James, un filosofo tra i più assennati, ha scritto che non vale la pena trattare temi che non fanno differenza. Il criterio da seguire è quello dell’esperienza: quale differenza fa per la nostra esperienza se una cosa è creduta vera o falsa? Se non fa differenza, allora è da dilettanti, da romantici perdervi del tempo. Lasciarsi andare al dilettantismo significa dimenticarsi di essere servi di Dio e, se si è filosofi, di essere innamorati della verità, della sapienza. Bisogna, infatti, imparare a lavorare non solo manualmente, ma anche intellettualmente. Bisogna avere una condotta da lavoratori, altrimenti non c’è posto per il lavoratore, per san Giuseppe, o per Socrate!
Lavorare seriamente spazza via tutta la confusione che ci portiamo dentro, purifica il nostro cuore dall’immaginazione, dal romanticismo. L’amore romantico non s’incarna in un lavoro, non ne ha bisogno. Tuttavia, la santificazione del lavoro – servile o del pensiero – non viene in prima battuta, viene dopo, perché in se stessa è un’attività, è relativa al divenire, alla trasformazione, e ciò che è mutevole viene dopo ciò che è eterno, la verità, l’essenza. Ma non tutte le verità sono importanti. Meritano attenzione solo le verità importanti. Non è la stessa cosa importanza e verità!
In questo articolo, sulla scorta di alcuni pensatori e maestri della ragione e della fede, tra i quali A. Bloom, P. Kreeft, L. Kass, C.S. Lewis e Papa Benedetto XVI, in forma di dialogo con te, navigante della rete, si tratterà il tema della dittatura del relativismo, l’unico vero male da cui l’uomo occidentale (ma non solo), deve guarire per essere salvato, non solo nell’anima, ma anche come specie, come sopravvivenza dell’umanità intera.
Esistono assoluti morali? Cosa sono? Perché sono così importanti?
Il Santo Padre, Domenica 2 maggio 2010, a Torino, davanti al lenzuolo che ha avvolto la Vittima, il Povero per eccellenza, Colui che era stato mandato nel mondo per essere immolato sulla Croce, espressione della sua relazione obbedienziale con il Padre, ha indirizzato alla Chiesa e al mondo due verità importanti.
Scusa, perché parli del Papa, di una autorità? Non dice cose ormai superate, confinate in una tradizione che ha detto molto, ma da cui il mondo postmoderno si è ormai definitivamente emancipato, con la sua fede nella libertà e nell’uguaglianza di ogni tradizione, di ogni uomo, fede nella relatività di ogni ideologia?
Certo, o amato lettore, se la rivelazione cristiana, la fede legata ad essa, fosse chiusa ormai nel passato, tanto tempo fa, non sarebbe perciò stesso incatenata ad esso e condannata a guardare all’uomo con una visione stantia, superata? Come può essere in grado di tenere il passo con i tempi, con la locomotiva della storia, con la nave delle magnifiche sorti e progressive? Non risulta alla fine priva di concretezza, di realismo? Ha ancora qualcosa da dire?
Tu Benedetto, vicario di Cristo, hai risposto sulla linea della Sacra Scrittura, dell’apostolo prediletto, di Agostino, di Bonaventura, della tradizione monastica, sapienziale, ponendo in forte evidenza il legame tra Cristo e lo Spirito Santo: la parola della rivelazione è definitiva, immutabile, ma si presta ad arricchimenti, profondità sempre maggiori, perché è inesauribile!
Ecco perché lo Spirito Santo, interprete del Signore, con la sua parola si rivolge anche alla nostra epoca, a te, amato cyberlettore, e gli mostra che questa parola ha sempre qualcosa di nuovo da dire. Il Santo Padre, il Cristo nel XXI secolo, dice che il frutto dell’apostasia di massa da Cristo è lo stesso del relativismo morale, il negativo fotografico della Sindone; il positivo, l’altra verità proclamata, è la Risurrezione, il secondo aspetto dell’identità di Cristo, la sua relazione con lo Spirito Santo.
Ha poi proseguito, dicendo che il XX secolo è stato quello del Venerdì Santo dell’umanità e che stiamo per vivere il Sabato Santo, quello del silenzio, della contemplazione dei risultati del relativismo morale, e dell’apostasia dal cristianesimo, la morte di Dio. Il Sabato Santo, infatti, prosegue il Papa, è il giorno del nascondimento di Dio, è il nostro tempo.
Un suo predecessore, Leone XIII, aveva visto Satana che chiedeva a Dio di mettere le mani su un secolo, quello, infatti, che si stava aprendo, il secolo del genocidio, mentre, negli stessi anni, Nietzsche scriveva : “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”.
Dopo l’Armenia, le due guerre mondiali, i lager, i gulag e i laogai, Hiroshima e Nagasaki, Bataan, l’Ucraina, Pol Pot, il Rwanda, e possiamo aggiungere anche l’11 settembre, ci si chiede in quale altra occasione il Maligno, il male preternaturale, abbia mai visitato la storia, se non nel ‘900. E non solo in un’area tribale lontana dalla civiltà, ma nel cuore dell’Occidente: la Germania nazista, con l’Olocausto. Una parola, Olocausto, che non ha tramortito le coscienze di quel paese fino ad anni recenti.
Ma non solo allora: nemmeno ora, se chiedessimo alla maggior parte dei paesi “sviluppati” quale risonanza costituisca per essi quella parola del vocabolario biblico qualora la attribuissimo all’aborto, il nostro interlocutore ci guarderebbe con stupore, la meraviglia di trovarsi di fronte a uno che vive fuori del tempo. Il fatto che la maggior parte di noi non venga minimamente ferita da ciò che avrebbe, invece, procurato la morte nel cuore ai nostri antenati non è forse un altro segno del trionfo profondo del principe di questo mondo, specialmente nel “suo” secolo?
Tuttavia, se il secolo scorso è stato quello del Venerdì Santo, della morte del Figlio di Dio, Gesù di Nazaret, ha proseguito il Papa, Benedetto XVI, forse il più grande Padre e Dottore della Chiesa che sia mai esistito, il XXI secolo potrebbe essere quello del “terzo giorno”, quello di una seconda primavera di penitenza e conversione mondiali, della “parusia”, tra l’altro preannunciata dalla Madonna ai veggenti di Medjugorie, e anche a santa Faustina Kowalska. Una primavera da preparare con la misericordia, il digiuno a pane e acqua il mercoledì e venerdì, la preghiera e i sacramenti cristiani.
Tuttavia, il Santo Padre identifica questo tempo con il Sabato Santo, abbiamo visto, una terra “franca”, tra la morte e la risurrezione, in cui è entrato Lui, l’Unico che l’ha attraversata con i segni della sua Passione. Così, il Signore ha attraversato questa zona di frontiera, questo rimanere nella morte, la morte di tutti noi, assuefatti al male, al relativismo morale, un intervallo irripetibile nella storia e nell’universo umani, dopo la solidarietà nel morire del XX secolo.
Nel millennio appena iniziato, le democrazie liberali continuano, tuttavia, in questa china del relativismo, con i suoi effetti mortiferi, ritenendo che non si debbano risolvere i problemi sociali – per fare solo qualche esempio, il razzismo, la povertà, la tossicodipendenza, le gravidanze indesiderate, la corruzione – saltando sulla nave degli assolutismi religiosi, delle teocrazie disumane di Osama bin Laden, bensì che basti tappare i buchi con le risorse finanziarie, le leggi, la formazione, la tecnologia… Esse vedono come fumo agli occhi tutti gli assolutismi, purtroppo, confondendoli con i principi non negoziabili, scambiando la nave del diritto naturale con quella del totalitarismo dogmatico religioso.
In questo modo, rimanendo in questo veicolo, che sta per dirigersi verso il mondo utopico postumano, quello dell’abolizione dell’uomo, guidato dai rimorchiatori della medicina moderna, grazie ai sorprendenti progressi delle scienze biomediche e della tecnologia, per i quali siamo tuttavia grati, non si rendono per nulla conto della gravità della situazione. Grazie al progresso delle tecnologie genetiche e riproduttive, alle neuroscienze e alla psicofarmacologia, allo sviluppo degli organi artificiali e dei processori del SNC, la ricerca per ritardare l’invecchiamento, la medicina, infatti, viene guidata oltre i tradizionali traguardi della diagnostica e della terapia.
È la natura umana stessa che viene messa sul letto operatorio, pronta per il “miglioramento” genetico e neuropsichico. Nei migliori laboratori del mondo, schiere di accademici e di industriali stanno preparando tutto questo, mentre le strade dell’informazione e della cultura sono già battute da schiere di zeloti e profeti di questo futuro postumano.
Alcuni poteri di questo progetto sono già all’opera da decenni: la Pillola, la fecondazione artificiale, il congelamento degli embrioni, dell’uomo all’età prenatale. E ancora: l’utero artificiale, la clonazione, lo screening prenatale, le manipolazioni genetiche, la raccolta degli organi dei condannati a morte, i pezzi di ricambio dell’apparato locomotore, le chimere, l’impianto dei computer-chip nel cervello, il ritalin per i giovani, il viagra per gli anziani, il prozac per tutti, e, per Exit, un po’ di morfina con musica di sottofondo.
La nave è ancora nella infanzia del progetto di ingegneria bio-psichica, ma la sua maturità promette ben altri traguardi. Tuttavia, proprio perché la società futura promette tutto ciò cui aneliamo nel più profondo – la salute, la sicurezza, il comfort, il piacere, la pace e la longevità -, questo progetto disumanizzante del mondo libero non richiede nessun controllo dei cittadini, nessuna autorità e non tollera alcun principio non negoziabile: ci troviamo in piena dittatura del relativismo. Basta che ci venga dato l’imperativo tecnico, una società democratica e liberale, un umanesimo compassionevole o una religione umanitaria, il pluralismo morale e liberi mercati, ed ecco servito il piatto del Mondo Nuovo, senza nemmeno aver optato per esso.
I nostri padri hanno reagito alla disumanizzazione della tirannia nazista e sovietica, ma è molto più difficile reagire alla disumanizzazione soft della tirannia superba del ricreazionismo, controllando, moderando la spinta del progetto biomedico. A parte altri ostacoli – il pregiudizio del fatalismo del progresso, il libertarismo, il messianismo umanitario, gli enormi interessi economici – che tralasceremo perché il tempo è vita, è prezioso, e non va perso come fanno i dilettanti, il maggiore ostacolo è quello del relativismo morale, che impedisce di raggiungere un consenso su ciò che bisogna sposare e quello che bisogna rigettare, perché, come abbiamo visto, i naviganti sono indotti a pensare, dalla cultura dominante, che le obiezioni a questo progetto sia quello che li spingerebbe a saltare sulla nave della teocrazia e del settarismo.
Riconosci, dunque, l’importanza sociale del relativismo!
Lo farò, ma prima permettimi di sottolineare la sua importanza e basta, non per i suoi effetti. L’aspetto più preoccupante, infatti, è quello che il relativismo, con il suo approccio tecnocratico, centrato sull’uomo, l’uomo misura di tutte le cose, fa, trasformando la nostra visione dell’uomo, con l’uso della lente del riduzionismo antropologico. È la visione per la quale l’assolutismo morale è visto come un male, legato com’è all’evidenza sociologica dei guasti delle teocrazie, dei regimi illiberali. La società, i gruppi, tuttavia, vengono dopo le persone, la politica è fatta di persone, da persone e per le persone: la vera questione non è, quindi, quella sociale, che condizionerebbe, con la sua cultura, le persone, ma quella antropologica.
Perché parti dai dogmi? Iniziamo dall’approccio moderno, accettato da tutti, quello dei guasti della società, dalla corruzione, l’illegalità, la povertà…
Eccoti accontentato, ecco il dato di fatto, la storia: l’occidente sta declinando, si sta condannando alla sterilità, perché è la prima società che non si sta pentendo del proprio relativismo, ossia della democrazia formale, pluralistica, scientifica, post-illuminista e post-moderna, “laica”, tecnologica, prosegue nello stesso movimento di pensiero, il fascismo, che ha portato ai genocidi del “secolo breve”, anche se in versione politically correct, soffice.
Paolo Giosuè, sei impazzito, l’occidente è fascista?
Mussolini filosofo, relativista, come si legge in Diuturna, ha descritto l’arbitrarietà, l’equivalenza di tutte le ideologie, e quindi ha rivendicato il diritto di costruire e imporre con tutti i mezzi la propria.
Perché decreti accademicamente che il faro dell’occidente si sta spegnendo, portando al naufragio tutta l’umanità?
Non è mai esistita nella storia una società, che sia sopravvissuta senza imperativi morali. Se l’occidente non si pentirà del suo relativismo perirà nella sua sterilità. Il relativismo morale occidentale ha gli effetti religiosi e sociali, descritti esattamente da C.L.Lewis: la dannazione dell’anima e la distruzione dell’umanità. Il relativismo, infatti, negando il peccato, nega anche la penitenza, la conversione, quindi porta alla dannazione dell’anima. Nessun sociologo, psichiatra o psicologo può salvarsi, senza conversione.
Dunque, con la tua autorità dichiari nella Rete, a tutto il mondo, a tutti i cultori delle scienze umane, che senza conversione non si salveranno?
No, non in base al mio dettato, ma sull’autorità di Gesù di Nazaret che ha detto: “non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a conversione”. A chi non si pente e non condanna se stesso non ha forse fissato un limite, dicendo “sia per te come un pagano e un pubblicano”?
E porta alla distruzione, perché l’imperialismo culturale del relativismo, il cancro che si è diffuso ovunque, dalle democrazie liberali, sterilizza anche gli altri popoli, dal Kenia, alla Cina, occidentalizzandoli, imponendo loro il suo modello culturale imperialista, le sue leggi costituzionali, iniziando da lontano, dalla musica. La musica, parlo della disco, del rock, è, infatti, l’unico cibo per l’anima dei giovani, fin dalla più tenera età, il ritmo che tocca le profondità dei loro desideri più profondi, esclusivamente quelli sessuali, che ha rivoluzionato la relazione, l’educazione parentale, esautorandone i genitori – la famiglia, questa cellula, principio non negoziabile della società che l’occidente non vuole riconoscere -, con la formidabile cooperazione di arte, libido e commercio.
Il controllo della musica è lo stesso che il carattere, perché la melodia e il ritmo è molto più efficace delle parole. I giovani lo sanno bene, anche se discordano, come la civilizzazione occidentale, dall’assolutismo morale di Socrate. Il modello culturale del relativismo, lo tsunami che ha livellato le differenze tra i sessi, l’uomo dall’animale, la vita dalla morte, il piacere dall’amore…è come un cancro che ha metastatizzato ovunque.
Tu sei un medico. Qual è la terapia per questa malattia mortale?
Questo articolo, o meglio, questi argomenti: quando saranno letti, costituiranno l’antiveleno per questa malattia mortale, il rifiuto del relativismo morale. Quando saranno assimilati, costituiranno altrettanti chemioterapici per migliaia di piccoli medici che li avranno letti.
Amato lettore, anche tu potrai fare questo. Ognuno di voi può vincere questo vero male del secolo, che rende triviale la vittoria su quello che tutti temono, il cancro biologico. Il potere medicinale della verità è veramente grande. Non il potere della persona, ma quello della verità sull’opinione, della luce sulle tenebre.
Ma non ti accorgi, dottore, di scivolare sui fatti?L’Italia è uno dei paesi più religiosi del mondo: la maggior parte degli italiani sono credenti, e un terzo frequenta regolarmente la Santa Messa la Domenica…
Sì, ed è anche il paese più sterile del mondo, oltre ad avere un tasso elevato di suicidi, di aborti, divorzi, tossicodipendenza, pornografia, prostituzione e corruzione…
Come può essere? La religione non è la terapia per i mali sociali?
No, se la religione è relativistica come la società, se il medico ha la stessa malattia del paziente. La religione fatta a misura dell’uomo non è curativa: nessuno si farà mai abbastanza male, per guarire. La maggior parte delle religioni sono fatte a nostra immagine e somiglianza, e i risultati sono quelli della torre di Babele, di Babilonia, del neo-paganesimo, del dio fatto a nostra immagine. Il risultato è sempre lo stesso, una fondazione troppo debole per sostenere il peso di un viaggio così lungo, come quello della civiltà, che crollerà come la torre di Babele.
Dio, però, interviene, a costruire una Alleanza, la vera religione, non quella dell’uomo religioso, ma del credente, della Torre che non viene dalla terra, ma dal Cielo. Una religione che “funziona”, perché ha un’origine celeste. L’uomo non può costruire una torre che arriva in cielo, ma Dio sì. Ecco: l’uomo del XX secolo, le democrazie liberali, negano che ci siano leggi assolute, e che il bene e il male siano creazioni umane. La moralità e la religione dell’occidente (e delle teocrazie) sono la Torre di Babele, anche quelle importate dall’oriente, rappresentate dall’apologo dell’elefante del re dell’India, di cui i non vedenti del reame da lui interpellati sono incapaci di cogliere globalmente la forma, l’identità, se non in modo relativo, parziale, approssimativo.
Dunque, tu fai coincidere la morale con la religione?
La morale non coincide con la religione. Un onesto “laico” può desiderare la verità e la bontà, e trovarla, come, d’altro canto, un uomo “religioso”, se non vuole, non la scoprirà mai. Ecco l’essenza della vera religione: colui che sottomette il suo cuore, i suoi desideri al bene e alla verità, ossia a Dio, la troverà, mentre il relativista, anche se frequentasse il culto e conoscesse intellettualmente la verità, no. Non c’è vera conoscenza senza l’amore.
Il relativista – sia quello “pio”, che quello “laico” – infatti, nega proprio questo fondamento, l’amore della verità. Ecco perché è così devastante nei suoi effetti. Nega la fondazione di ogni morale, di ogni verità. Rifiuta di sottomettersi. La condizione fondamentale per la salvezza, infatti, è la sottomissione alla verità, il cercare la verità. Se io mi sottomettessi alla verità per altre ragioni – la legge, la tradizione, la convenienza, il dettame del “capo” – che non sono la verità stessa, non sarei veramente umile, e cadrei inevitabilmente nel nichilismo dell’occidente o nel fondamentalismo religioso.
Il relativista rifiuta di sottomettersi alla verità morale oggettiva, alla vera moralità, ai principi della legge naturale: non è un rifiuto di una teoria, di una cultura morale, ma è un atto della volontà, è il rifiuto di obbedire alla verità, al fondamento di ogni atto morale.
Della “tua”morale…
No. Non è il rifiuto alla mia concezione morale, a una filosofia, ma alla verità, all’assolutismo della verità. La salvezza dipende proprio dalla sottomissione alla verità, a qualcosa che mi supera. È proprio questo che ha spinto Meleto a condannare Socrate, e che oggi spinge le democrazie liberali all’olocausto dell’aborto, alle lobbies del gender, al monopolio dello stato sull’educazione.
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