Stefania

Pubblichiamo, per gentile concessione del Sig. Antonio Tartarini, la stupenda testimonianza della moglie, Stefania Castiglion, dieci giorni prima della sua dipartita da questo esilio, e il suo ingresso nel Regno d’Amore della Santa Trinità, alla fine della S.Messa celebrata da S. Ecc. Rev.ma Mons. Armando Brambilla, Vescovo ausiliare di Roma, nella Cappella dell’Ospedale S. Eugenio di Roma Eur ove è stata ricoverata per poco più di venti giorni nel reparto di oncologia. Tale testo è la trascrizione della ripresa video effettuata dal dr. Stefano Costa, amico di Stefania, nella quale è possibile vedere Stefania parlare ancora in splendida forma, col sorriso sempre sulle labbra, con una serenità e una gioia contagiosa.

Roma, 20 aprile 2010

“ Questa sera ci sono persone che hanno avuto la possibilità di dedicarsi al volontariato. Il lavoro che viene svolto in questo ospedale da parte dei volontari è veramente straordinario. È una grande forza, un appoggio continuo agli ammalati. Questa sera non ci sono le volontarie che conosco del reparto del DH oncologico. Sono persone straordinarie che non ti lasciano mai da sola e ti danno un calore umano con molta sensibilità. Per cui, “in bocca al lupo” per questo lavoro che è veramente importantissimo e preziosissimo per le persone che stanno male. Per quanto concerne la mia testimonianza, don Nicola -Cappellano Responsabile dell’Ospedale S.Eugenio Roma Eur – è stato molto generoso per quello che lui dice di me. Però è vero che c’è stata una grande trasformazione. Io lotto con questa malattia dal 2008. Quando sono venuta a conoscenza del mio male, mio figlio, il più piccolo, aveva 3 mesi. Naturalmente c’è stato uno spiazzamento, però non ho mai avuto sentimenti di rabbia o sentimenti di negatività, neanche per un momento. Ho sempre preso questa cosa come un percorso, un cammino che sicuramente mi doveva portare da qualche altra parte.

La mia ricerca nei confronti del Signore e della Madonna, comunque dell’essere cattolica e cristiana nel portare avanti una vita nel senso religioso, è iniziata prima che questa cosa accadesse, anche se mi sembrava di non approdare da nessuna parte. I miei dubbi, le mie incertezze, comunque la ricerca che facevo per ottenere la vera fede, la fede senza dubbi, senza incertezze, in tutti questi anni, questo mio pellegrinaggio alla ricerca di Dio è culminato proprio in questi giorni, dal momento in cui sono stata ricoverata in questo ospedale, perché è stato un momento di forte sofferenza. Sono stata ricoverata con fortissimi dolori. Mentre le infermiere del reparto che mi hanno accolto sono subito corse a prendere la morfina, mi sono rivolta al Crocifisso della stanza e mi sono rivolta a Lui dicendoGli: “ io ti chiedo la guarigione, Ti chiedo di guarirmi, e Tu, in cambio, fà di me quello che vuoi, usami come strumento nelle Tue mani”.

Da quel momento si sono scatenate una serie di cose nella luce della grazia. Io credo che lo Spirito Santo abbia cominciato ad agire e non sono io Stefania, ma lo Spirito Santo che, attraverso di me, ha cominciato ad operare. Sono successe delle cose straordinarie al punto che è stato come se tutti i tasselli di questi anni, questi momenti della vita mia, dovessero portarmi qua. Per cui io sono felice di essere qua, di essere ricoverata in questo ospedale perché le cose che stanno accadendo sono molto belle. Si è creata come una scintilla di amore universale, un amore profondo. Era Domenica e alle 11 si sarebbe celebrata la Messa nella Cappella dell’Ospedale. Avevo deciso di non partecipare per i forti dolori, quando è entrato don Nicola nella mia camera e si è aperto un raggio di sole perché questo sacerdote così umano, così capace di collegare il cielo alla terra, ha potuto darmi una grandissima forza, così ho deciso di partecipare alla Celebrazione e tutti i dolori che avevo in quel momento sono spariti e da allora non ho più preso la morfina.

È stata una Messa veramente speciale, la più emozionante alla quale io abbia mai partecipato nella mia vita. Ho sentito calore e una forte emozione per la presenza in quel momento dello Spirito Santo. Nella Cappella c’era un gruppo di carismatici che suonavano e cantavano, c’erano tantissimi amici miei, e man mano che la Celebrazione procedeva ne arrivavano altri e questa cosa mi scaldava il cuore e vedevo proprio le persone che mi stavano attorno commosse e comunque ricche di qualcosa che stava avvenendo. Questa Messa ha arricchito tutti quanti dando una grandissima serenità e da lì si è scatenata tutta una serie di cose infinite. Persone che io non conoscevo sono venute a trovarmi, appartenenti alla “Comunità Maria”, un gruppo del Rinnovamento nello Spirito Santo, al “ghetto”. Queste persone mi stanno vicine e non mi lasciano neppure per mezzo secondo. Tutto questo ha creato in me una forza e una voglia di vivere; non solo di vivere come ho sempre avuto: devo vivere perché ho tante cose da fare, i miei figli da crescere. Al di là dei miei bambini e la voglia di vivere si è potenziata in me la voglia di comunicare, di stare con gli altri, di fare qualcosa per gli altri, di aiutare gli altri.

Nell’ambito del volontariato c’è la possibilità di collaborare per realizzare un centro per la cura dei bambini salvati dall’aborto. In questi anni tante volte ho pensato di fare qualcosa per i bambini. Mi piacerebbe tanto impegnarmi in questo progetto, fare qualcosa in questo ambito appunto. Attraverso queste persone è nata in me la volontà di fare e soprattutto, questo momento mi ha avvicinata allo Spirito santo, dandomi la consapevolezza della Sua forza, della Sua potenza, della potenza di Dio. La prima Domenica a cui ho partecipato alla Messa in Cappella si celebrava la festa della divina Misericordia e lì ho capito quanto ci ama Gesù, quanto è immensa la Sua generosità, la Sua misericordia. Penso che se noi tutti fossimo capaci di creare attorno a noi questa serenità, questa gioia e di risvegliare in noi la potenza dello Spirito Santo, che si trova nel nostro intimo, e fossimo capaci di trovare una forma di concretezza, il mondo sarebbe certamente migliore.

Il mondo ha bisogno di spiritualità, di amore. Al di là dei discorsi generici sulla pace, questo è proprio un discorso profondamente religioso. Dedicarsi agli altri come adesso voi farete è una missione fondamentale e importantissima e può aprire delle strade incredibili, può dare speranza e coraggio a molte persone. Perché a Dio nulla è impossibile. Dio può tutto e non dobbiamo mai arrenderci fino all’ultimo momento. Comunque sia, Dio può operare in noi e fare cose straordinarie se noi siamo aperti a Lui e gli diamo la possibilità di entrare nella nostra vita. È questa la lezione che io sto imparando e sono molto felice di tutto e sono serena. Sono felice di tutto quello che è avvenuto qui intorno a me e sono anche stupita perché sono convinta che lo Spirito Santo stia agendo.

Non sono romana, ma vicentina, tuttavia ci sono state delle persone, degli amici, che sono partiti da Vicenza per venirmi a salutare, sono partiti in auto la mattina e sono ripartiti in serata per Vicenza. Sono accadute cose impensabili e straordinarie. Sono venute delle persone da Verona ed una mia amica è tornata per la terza volta. Questo amore che aleggia e che unisce tutti non sono io, Stefania, a provocarlo. Sicuramente, o forse avrò seminato qualcosa, però è la potenza dello Spirito Santo che mi da questa grande grazia di avere queste persone attorno e di avere tutta questa meravigliosa possibilità di amore.

Per cui tutto quello che io dico nella mia testimonianza di oggi, il fatto che, come diceva Mons. Brambilla, io sono felice in questa malattia, tutto questo, in qualche modo, è così perché io non vivo la malattia come una sconfitta, con paura. La vivo come un percorso spirituale che mi porterà da qualche altra parte e non ha importanza la sofferenza. Se in questa fase devo soffrire, soffro, però l’importante è che poi riesco a tirarmi su e ad andare avanti per poter fare qualcosa per gli altri, la cosa più bella ed eccitante mai successa nella mia vita. Per cui voglio dirvi: forza, perché quello che farete salverà la vita delle persone!”.

2 risposte a “Stefania

  1. carissima stefania il ricordo del tuo sorriso, della tua simpatia mi accompagneranno per sempre.anch’io avrei voluto abbracciarti, tenerti la mano,farti coraggio in quie giorni di grande sofferenza ma non sapevo nulla della tua malattia ,sei partita per il tuo importante viaggio senza che ti potessi salutare.questa tua splendida testimonianza di forza e d’amore per la vita e per gli altri mi restituisce un po’ di conforto e mi da la senzazione che anche se non ti ho piu’ incontrata nel mio cammino ,oggi soltanto oggi o potuto di nuovo scambiare quattro chiacchere con te come facevamo un tempo al castello nei momenti di pausa….ti ricordi?
    ciao cara stefania ti abbraccio e ovunque tu sia stai bene e sii felice.

  2. Non sapevo nulla ….. e tu hai voluto farmelo sapere in maniera dolce come eri tu. L’ho saputo ieri…. ed è stato un colpo terribile.Eppure… ti sento vicina.
    Vorrei abbracciare tua mamma e i tuoi bimbi.

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