In arrivo un film su Papa Pacelli

«Un uomo complesso, consapevole del dram­ma che va crescendo intorno a lui così come della grande prova che dovrà affrontare». E, anche, «un uomo intelligente, attivo, ma che trae la sua forza dal totale affidamen­to a Dio». Questo è, nelle parole dei produttori Matilde e Luca Bernabei, il ritratto di Pio XII che emerge dalla miniserie Sotto il cielo di Roma , la fic­tion che la Lux ha voluto dedicare a Papa Pacelli. Della miniserie è stato presentato in anteprima un trailer ie­ri, nella prima giornata del RomaFic­tionFest.

Sotto il cielo di Roma racconta lo scor­cio di pontificato di Pio XII (interpre­tato dall’attore inglese James Cromwell) durante l’occupazione te­desca di Roma tra il 1943 e il 1944 e, spiegano i Bernabei, «in questo con­testo ci è sembrato giusto raccontare il ruolo di Pacelli come defensor civi­tatis; i suoi sforzi, troppo spesso mi­sconosciuti, di proteggere i cittadini della capitale a prescindere dalla lo­ro razza e appartenenza di fede; il con­fronto con le autorità tedesche in cui giocò tutta la sua abilità diplomatica, mettendo anche a rischio la sua in­columità personale».

Il film si apre e si chiude su un momento di raccogli­mento e preghiera, in cui il pontefice si affida a Dio e, concludono i pro­duttori, «nel rimandare al Signore il giudizio sul suo operato, Pio XII e­sprime il dramma del cristiano chia­mato a fare scelte difficili in un tem­po tragico. Scelte che, come hanno te­stimoniato tanti fin da allora, porta­rono alla salvezza di molte persone nascoste negli istituti religiosi su or­dine del Papa che preferì agire piut­tosto che fare proclami, deciso a spen­dersi per chiunque fosse minaccia­to».

La trama. 8 settembre 1943. Rapire il Papa! Violare il Vaticano e mettere le mani sull’uomo che è rimasto l’unica autorità nel teritorio italiano spaccato dall’avanzata degli Alleati. È questo l’ordine che arriva da Berlino, dalla voce stessa del Fuhrer. Dopo l’armistizio l’Italia non ha pace: a sud gli americani, a nord i tedeschi. Un campo di battaglia al cui centro c’è Roma. Una città abbandonata a se stessa e ai nazisti, che ne fanno il loro quartier generale. Il Papa è l’unica fonte di speranza per il mondo e Hitler non può tollerarlo. Un piano segreto, una minaccia reale di cui Pio XII viene a conoscenza; ma rifiuta tenacemente l’idea della fuga. Il suo posto è a Roma e a Roma rimane. Per salvare la città e i suoi abitanti, usando tutti gli strumenti a sua disposizione: la diplomazia e le risorse materiali, l’influenza politica e la persuasione dei cuori, anche di coloro che fanno parte del campo avverso, come il generale Stahel, comandante della piazza di Roma.

Nonostante tutti i suoi sforzi, Pio XII non riesce a impedire che l’orrore raggiunga anche la capitale. È il 16 ottobre 1943, le SS portano a compimento una violenta e improvvisa razzia del Ghetto: vengono deportate ad Auschwitz oltre mille persone, ne torneranno quindici. Il dramma degli ebrei diviene anche il dramma del Papa. La Storia dirà che oltre 10.000 ebrei si salvarono nelle chiese e nei conventi di Roma, come in nessun altra città occupata… Malgrado l’orrore di quei giorni, due ragazzi ebrei – Davide e Miriam – scampati miracolosamente alla razzia, trovano rifugio proprio in uno dei conventi che il Papa rende luogo di protezione. E qui rifiorirà il loro amore e forse l’inizio di una nuova vita. Ma con il trascorrere dei mesi la repressione nazista si fa sempre più dura ed anche l’extraterritorialità della Chiesa viene violata. Quando tutto sembra perduto, il 4 giugno 1944 le truppe alleate entrano in Roma la folla, esultante per la liberazione, si riversa spontaneamente in Piazza San Pietro acclamando l’uomo che non li ha mai abbandonati: Pio XII.

(Copyright (c) Avvenire 6 luglio 2010)

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