IL FUOCO NECESSARIO
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso" (Lc 12,49)

Le due sponde del dibattito sull’aborto

Un professore di filosofia della Loyola University di Los Angeles, Christopher Kaczor, è autore del nuovo libro:”Etica dell’aborto: Diritti delle Donne, Vita Umana e il Problema della Giustizia.” Quel che segue è un’intervista  a cura di K. Lopez.

(prima parte, traduzione di Paolo Gasparini)

Lei ha scritto che l’Etica dell’aborto: Diritti delle Donne, Vita Umana e il Problema della Giustizia “offre giustificazioni razionali alla prospettiva di considerare immorali tutti gli aborti volontari, oltre al fatto che non è possibile costringere medici e infermieri obiettori ad agire contro coscienza.” Lei è un uomo, che diritto pensa di avere nel dire questo? Perchè poi costoro non dovrebbero essere spinti ad agire contro coscienza? L’aborto, come sa, è legale negli USA. Medici e infermieri non hanno forse l’obbligo morale di rendere accessibile l’aborto?

Ha messo sul piatto tre problemi distinti e fondamentali, il primo dei quali riguarda il diritto di parlare dell’aborto. Dal punto di vista legale, ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee, comprese quelle riguardanti l’aborto. Dal punto di vista morale, ogni persona di buona volontà ha non solo il diritto ma il dovere di parlare in difesa dei più deboli e a favore di un giusto ordine sociale. La questione “se un uomo può avere a che fare con questo tema dell’aborto” sembra che dia per scontato che l’aborto abbia a che vedere solo e soltanto con la donna, il che è tutto da dimostrare. La maggior parte dei non obiettori sono medici – più uomini che donne, infatti, si classificano come “non obiettori” – inoltre, sempre negli USA, sono i maschi che versano l’erario che copre le spese dell’aborto. Ma al di là di queste considerazioni, ogni aborto implica il coinvolgimento della donna, dell’uomo che rifiuta la paternità, di chi è abortito e della società che lo permette.

In secondo luogo, anche se l’aborto è legale negli USA, è anche vero che è illegale costringere il medico ad effettuarlo. L’emendamento della Chiesa (Cattolica, NdT), accolto poco dopo il pronunciamento della Corte Suprema che legalizzava l’aborto (nel 1973, NdT), protegge i medici obiettori e le istituzioni dalla coercizione all’esercizio del diritto di aborto. Medici e infermieri, come detto, non hanno alcun obbligo legale di rendere possibile l’accesso all’aborto, e tanto meno ne hanno un dovere morale. Al contrario, il giuramento di Ippocrate afferma, ” non somministrerò un rimedio abortivo alla donna.” Il compito proprio del medico è di guarire i pazienti e promuovere la salute, non di ledere o distruggere la vita umana. Di questo ne parlo ampiamente nel libro.

Non è certo un inutile esercizio accademico cimentarsi sull’etica dell’aborto, ma nessun trattato farà mai sparire di un tratto il fatto che ci saranno sempre donne che devono affrontare  la necessità di abortire il loro piccolo e anche medici che forniranno questo servizio. Questi casi c’erano prima della legalizzazione, e ci saranno anche dopo. La disperazione non può sempre permettersi il lusso della pausa di un dibattito accademico prima dell’azione.

Penso che lei abbia ragione quando dice che l’aborto è iniziato prima della sua legalizzazione, e che non si fermerà, d’altra parte, una volta messo fuori legge. Si può fare lo stesso discorso del furto, della violenza sui minori e di quella carnale, sempre avvenute nella storia umana e che non si fermeranno mai. D’altra parte, se la gente non praticasse queste cose, non ci sarebbe alcuna necessità di legiferare al riguardo. In ogni caso, prima che uno scelga di abortire, si sofferma a considerarne la possibilità e reputa la scelta come affidabile. Spero che il mio libro possa far riconsiderare questo tema, ripensare al fatto se l’aborto valga la pena. Inoltre, le persone più istruite e attente alla giustizia e interessate alla promozione di una dinamica educativa autentica, hanno il dovere cogente di aiutare gli altri, in primis le donne in difficoltà a portare avanti una gravidanza, fornendo un aiuto concreto a tutti i soggetti coinvolti.

Qual è l’argomento più stringente degli avvocati dell’aborto legale?

L’argomento più stringente è stato formulato da un mio collega, il prof. David Boonin, dell’Università del Colorado, nel libro Una Difesa dell’Aborto. E’ un pensatore geniale ed esercita tutta la sua potenza intellettiva nel negare il diritto alla vita per un feto di 25, finanche 28 settimane. Il suo argomento dice che finchè un essere non ha espresso in qualche modo un desiderio, effettivo, tale essere non ha diritto di vivere.

La visione di Boonin incontra varie difficoltà, prima delle quali quella che apre le porte all’infanticidio, dal momento che accade che molti prematuri, di 25 settimane o meno, vengono alla luce, cosìcchè, nel suo modo di vedere, non avrebbero diritto alla vita.

In secondo luogo, è inaccettabile pensare che esseri di 25 settimane abbiano desideri reali, dal momento che il desiderio presuppone un giudizio di un qualcosa che non è all’orizzonte, e che questo qualcosa valga la pena di essere raggiunto. Esseri umani immaturi certamente hanno la sensazione di ciò che è piacevole o doloroso, ma dubito che siano in grado di giudicare, quindi sono incapaci di desiderio. Se questo fosse vero, lo standard di Boonin consentirebbe l’infanticidio possibile anche ad uno stadio di sviluppo molto più avanzato, fino a uno, due anni di età dopo la nascita.

Qual è l’argomento meno convincente formulato dai sostenitori dell’aborto legale?

“Il corpo è mio e me lo gestisco io.” Per la verità è più uno slogan che un argomento, ma come argomento non vale nulla. Nell’aborto, i corpi coinvolti sono due, quello della donna in gravidanza, e quello dell’essere umano in utero. Sappiamo che sono due, perchè di gruppo sanguigno anche diverso, come la razza, come anche può accadere che uno dei due soccomba mentre l’altro no, o viceversa. Se fosse coinvolto un corpo solo, si avrebbero delle cose assurde, come quelle di una donna con due teste, quattro braccia, o, se il figlio è maschio, anche un membro maschile. Allora, “gestione” è un eufemismo che travisa la realtà. Tutti approviamo gestioni buone, giuste, che promuovono il benessere umano. Il problema è di capire se l’aborto è una gestione di questa qualità.

Cosa distingue in modo particolare il libro e gli argomenti trattati?

Ho cercato di dare ragione in modo comprensivo, aggiornato e chiaro al fatto di considerare la scelta di uccidere un essere indifeso prima della nascita  sempre immorale. Il libro considera di avere a che fare con i più forti argomenti degli ultimi 40 anni forniti per giustificare l’aborto. Viene anche a essere inclusa la trattazione della disputa più recente in quest’area sempre calda del pensiero filosofico. Infine, ho cercato un linguaggio la cui recezione potesse essere proficua sia ad un pubblico generalista che di addetti ai lavori.

Il mio argomento non si appoggia alla fede, ma alla ragione e alla esperienza. Non si fonda affatto alla autorità della teologia; non vengono citate fonti bibliche di supporto alle conclusioni, nè premesse provenienti dall’autorità ecclesiastica. Il caso dell’aborto è proposto all’attenzione di tutte le persone di buona volontà, a prescindere dalla loro fede, presente o no.

Nessun Commento a “Le due sponde del dibattito sull’aborto”

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.