Un cuore abitato da Dio

«Io me ne vado, ma non vi abbandonerò mai… Vedi, quando là in quel campo d’erba medica accanto alla chiesa, sorgerà la nuova casa, io non ci sarò più… Crescerete di numero e vi espanderete per il piano e per il monte a lavorare la vigna del Signore. Verrà giorno che qui alle “Budrie” accorrerà tanta gente, con carrozze e cavalli…».

Le “Budrie” era il nome di una piccola contrada posta nell’Arcidiocesi di Bologna, nel Comune di San Giovanni in Persiceto. Un pugno di case nel mare ondeggiante di spighe sparse a perdita d’occhio nella campagna emiliana. Terra dura, di fatica e sudore quotidiano, terra di fede e di povertà condivisa. Qui era nata il 13 febbraio 1847 colei che oggi il mondo intero conosce e venera con il nome di santa Clelia Barbieri, elevata alla gloria degli altari da Giovanni Paolo II nel 1989. [continua]

Una vita che sa cantare in segreto

di SIMONA LO IACONO


Il Maestro ti chiama... (acquarello di S. Teresa di Lisieux)

[Il Maestro ti chiama, acquarello di S. Teresa di Lisieux]

….

Ci sono vite che si chiudono in un guscio di noce. Che a guardarle dentro fai fatica ad afferrarle. Masticandone il gheriglio puoi sentirne il gusto mieloso, che trapunge la lingua d’un aroma dolce. Sono piccole vite. Non le coglieresti neanche se il vento non ti rimandasse il suono dei rami in cui si annidano, se l’alba non le illuminasse assecondandone l’ombra. Le dimenticheresti se la natura non se ne facesse carico. Hanno piccole storie. E tuttavia talvolta accade. La noce si schiude. Lascia affiorare la polpa. Semina silenziosamente altri semi. Non si arresta, ma s’impianta ritta a sfida del tempo. Frutti così non sono solo delle piante. A volte è la tramatura dell’esistenza a darceli, a farli rotolare tra noi maturi, già sazi. Già pronti a riprodursi. Quando accade, quando piccole vite sostano tra le nostre, ecco, è perché hanno un tempo breve ma molto coraggio. E’ perché la benevolenza di quella piccolezza si inerpichi sulla nostra umanità restituendocela umile ma forte.

E’ così che Teresa Di Lisieux affiora dalle pagine di Maria Di Lorenzo. E’ così che viene dipinta ed evocata: una vita che potrebbe essere contenuta da un guscio di noce. Nel suo “Teresina è uscita dal gruppo”, infatti, la santa viene raccontata attraverso la sua piccola esistenza. Un’infanzia subito assediata dal dolore per la perdita della madre. Una crescita che si snoda tra malattie gravi e tepore casalingo, sulle ginocchia di un padre irrobustito da una potente vocazione e quattro sorelle che voleranno presto tra le grate della clausura. Giochi semplici e un grande sospiro: il cielo, amarlo in tutto, essere tutto, volere tutto. Teresina capisce presto che la strada per le altitudini è quella che si nasconde. Quella che canta in segreto. Quella che nel minuscolo regno della farfalla o di uno stelo d’erba coglie la potenza e l’immensità del cuore di Dio.

Si decide risolutamente a uscire dal gruppo. Apparterrà a quel cuore. Lo sovrapporrà al suo. Sarà – essa stessa – il cuore di Dio. Nello slancio che la anima c’è tutta l’irruenza della santità, tutto il non detto dei desideri più amati. Non è uno slancio incomprensibile. E non è neanche lontano da noi, da noi che cerchiamo l’origine dei sogni in posti talvolta sbagliati, o che crediamo di trovarli per poi restarne delusi.

Maria Di Lorenzo ne è consapevole e alla narrazione della vita della santa alterna lettere di uomini, donne, adolescenti. Tutti in ricerca di una felicità vagheggiata e mai afferrata, di una pienezza il cui ricordo si perde nell’incavo dell’anima, di una domanda, di una risposta. Di un “senso”. Teresina non ha avuto bisogno di una vita molto lunga per trovarlo. Né di oggetti o abiti, di un lavoro o di una famiglia. Non ha avuto niente di ciò che noi chiamiamo felicità e che – come la felicità – ci manca. Eppure è svolata tra le altitudini che contemplava senza paura. Ha affondato il viso nella galassia che la sovrastava senza neanche alzare lo sguardo. Ha guardato in basso, Teresina, quando è uscita dal gruppo.

Copyright © Simona Lo Iacono

All righs reserved

La recensione di Simona Lo Iacono è pubblicata dal periodico “La voce dell’isola” (21 Giugno 2008).

Nel nome della Madre

M. Teresa tra i bambini di Calcutta

Dar da mangiare agli affamati: non solo il cibo che perisce, ma anche la Parola di Dio, la preghiera e i Sacramenti; dar da bere agli assetati: non solo l’acqua, ma anche la sapienza, la verità, la giustizia, la pace, l’amore e la gioia; vestire gli ignudi: non solo degli abiti, ma anche della dignità umana; accogliere chi non ha casa: non fornendo solo una casa di mattoni, ma un cuore che comprenda, che protegga, che ami; visitare gli infermi, i malati, gli storpi, i ciechi: non solo quelli che sono infermi, storpi, ciechi nel corpo, ma anche nella mente e nello spirito; visitare i carcerati: non solo quelli imprigionati dietro le sbarre di ferro di un carcere, ma anche nelle proprie passioni, nel proprio egoismo, nel peccato, nell’indifferenza e nell’ignoranza; seppellire i morti: non solo i corpi, ma anche le cattive abitudini, i peccati e l’egoismo”.

Sono le sette opere di misericordia, spirituali e corporali, tracciate da Madre Teresa di Calcutta. [leggi ancora]

Festa di S.Brigida compatrona d’Europa

Il 31 dicembre 1980 Giovanni Paolo II dichiarò compatroni d’Europa, accanto a Benedetto da Norcia, due santi del primo millennio, i fratelli Cirillo e Metodio, pionieri dell’evangelizzazione dei popoli slavi; successivamente, nel 1999, pensò di integrare la schiera dei celesti protettori dell’Europa aggiungendovi tre figure femminili altrettanto emblematiche: santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena, santa Teresa Benedetta della Croce. Tre grandi sante, tre donne, che in diverse epoche – due nel cuore del Medioevo e una nel secolo appena trascorso – si sono distinte in modo veramente speciale per l’amore operoso alla Chiesa di Cristo e la testimonianza resa alla sua croce.

S.Brigida

di MARIA DI LORENZO

leggi l’articolo